Quando parliamo di cambiamento, di ricostruire la propria vita e tornare ad essere protagoniste della propria storia, spesso adottiamo un atteggiamo improntato sul fare, fare, fare, e sull’agire. “Devo tornare ad ascoltarmi”; “Devo fare qualcosa di bello per me stessa”; “Devo coltivare nuove passioni”; “Devo realizzare quel sogno messo nel cassetto”.
Tutto questo è assolutamente corretto. Ogni cambiamento richiede tempo, impegno e forza di volontà. Ma il fare (e il dovere) non sono tutto, anzi.
Ti sorprenderà, infatti, sapere, che uno strumento del quale tu e il tuo corpo non potete proprio fare a meno è il riposo. Sì, proprio quel dolce far niente, che così spesso giudichiamo e allontaniamo da noi, condizionate da un modello volto all’azione costante, fisica o mentale.
In quest’articolo andiamo a sdoganare il modello di azione, focalizzandoci sul concetto di stasi, per scoprire, insieme, come riposare bene e ricaricare le energie, utilizzando tecniche come la mindfulness, può migliorare la tua vita e accompagnarti nel tuo viaggio di crescita personale.
Inconsapevole ambasciatrice della cultura della performance
Per molte donne, il riposo è quasi un tabù. Non solo “riposare” sembra un qualcosa di assurdo, ma molte, addirittura, non sanno più come farlo, come fermarsi con la mente e con il corpo: il riposo sembra quasi essere diventato un lusso. In realtà non è così: il riposo è un bisogno, esattamente come lo è il mangiare, il respirare, il muoversi. Anche il sonno è parte essenziale del nostro benessere.
Ma come siamo arrivate a sentirci in colpa quando il nostro corpo, o la nostra mente, ci chiedono una pausa? Quando è successo che il “fermarsi” è diventato qualcosa di sbagliato, qualcosa da cui fuggire?
Per molte, è sempre stati così (o quasi), e a farglielo credere è proprio la società nella quale siamo immerse. Oggi viviamo nella cultura della performance, un sistema sociale dove il nostro valore personale viene misurato in base a ciò che facciamo.
Probabilmente, è capitato anche a te di:
- portare a termine un obiettivo a cui tenevi molto e… nemmeno il tempo di celebrarlo che stai già pensando al prossimo;
- Sentire la stanchezza che inizia a farsi sentire, ma la ignori, perché le cose da fare sono sempre troppe;
- concederti un momento di nutrimento, di piacere… ma ti senti quasi in dovere di condividerlo, mostrarlo, giustificarlo, come se anche il riposo dovesse avere un’utilità o un’estetica wow.
Tutti questi sono esempi di cultura della performance e comportamenti che metti in pratica, senza nemmeno rendertene conto.
All’inizio, questa spinta alla performance può sembrare stimolante, perché da fuori la tua vita appare intensa, piena e a tratti persino invidiabile. Ma, lentamente, quasi senza accorgertene, questa cultura inizia a chiedere sempre di più, spingendoti a essere costantemente efficiente, performante, disponibile e positiva, anche quando dentro di te c’è un’altra verità che preme, una verità fatta di stanchezza, di confusione, di bisogno di vuoto.
Perché se riposo mi sento in colpa? Ecco 3 fattori chiave
Sentirsi in colpa per il riposo è più comune di quanto pensiamo, e questo avviene per tre fattori che ci influenzano fin da quando siamo piccole:
- Dalla società esterna che, come abbiamo visto, costruisce la cultura della performance;
- Dalla famiglia, che da generazioni educa bambine e bambini al dovere e al sacrificio;
- Dal giudice interiore, ovvero da quella versione di noi plasmata da tutti gli elementi esterni, e con la quale dobbiamo fare, quotidianamente i conti.
In tante delle donne che ho accompagnato, e che tutto’ora accompagno, nei percorsi di crescita personale, emerge con chiarezza un senso del dovere ereditato. L’idea che, per essere “una brava bambina”, “una brava moglie”, “una donna giusta”… bisogna non lamentarsi, non chiedere aiuto, e soprattutto non fermarsi mai, è profondamente raficato nella mente di tante ragazze e donne, diventando la normalità.
E quindi? Dobbiamo accettarlo e basta o possiamo cominciare a mettere in discussione questo schema?
Nautralmente la risposta è la seconda, perché l’amore, in primis di te stessa, non si guadagna con la fatica e il valore non è nel fare senza sosta, ma nel vivere in modo fedele a chi sei davvero.
Faccia a faccia con il tuo giudice interiore
Come abbiamo visto, il terzo fattore che influenza il tuo rapporto con la ripresa e il relax, è il tuo giudice interiore, quella parte di te che (troppo spesso):
- Ti fa credere di non essere abbastanza;
- Ti paragona agli altri, ponendoli sempre su un piedistallo;
- Ti sussurra di fare di più, senza fermarti;
- Ti chiede di essere sempre all’altezza;
- Più ascolti, più ti fa sentire inadeguata.
Ma vivere una vita fedele a te stessa significa, prima o poi, disobbedire a quella voce, scegliere te e di assecondare il tuo ritmo, anche quando il mondo ti dice di correre.
E allora? Come puoi riprendere in mano te stessa e vivere una vita fedele alla tua anima? Fermandoti, mettendoti in ascolto e accedendo a potenti strumenti come la mindfulness.
Migliora la tua vita partendo dal riposo con la mindfulness
Praticare la mindfulness non significa “svuotare la mente” o “respirare a occhi chiusi”, ma vuol dire:
- Praticare un potente atto di ribellione;
- Smettere di identificarti con ogni pensiero che ti attraversa;
- Mettere a tacere la voce che giudica, e creare spazio per quella che accoglie;
- Lasciare andare il dovere che ti spinge al sacrificio… e scegliere te stessa, ogni giorno.
Per iniziare a integrare la mindfulness nella tua vita non è necessario stravolgere le tue giornate. Si tratta, piuttosto, di una modalità da scegliere giorno dopo giorno, imparando a fare il tifo per te, per le tue emozioni, per il tuo benessere e per il tuo riposo.
In una cultura che ci vuole sempre in prestazione, riposare è un atto rivoluzionario. Ecco 6 consigli per integrare la mindfulness nel tuo quotidiano:
- Cambiamento di mentalità: il riposo non è un lusso, è un bisogno. È fondamentale che tu senta e riconosca che il riposo e il rilassamento non sono premi da concederti solo in vacanza. Sono bisogni fondamentali da soddisfare per riuscire a vivere — e non sopravvivere — alle tue frenetiche giornate. Rilassare il sistema nervoso e concederti adeguato riposo vale quanto mangiare, respirare e muoverti.
- Ascolta la voce del senso di colpa. Se quando ti fermi emerge quella vocina che ti fa sentire in difetto, prova a chiederti: “Da dove arriva?” È un familiare? È una frase del passato? È una dinamica che hai vissuto tante volte? Riconoscere l’origine del giudizio è il primo passo per smettere di identificarcisi.
- Sintonizzati sui segnali del tuo corpo. Mal di testa, tensione, irritabilità, sovraccarico emotivo, stanchezza mentale, difficoltà a concentrarti… Sono tutti campanelli d’allarme che ti stanno chiedendo una cosa sola: fermati, riposa. Se li riconosci nella tua quotidianità, il riposo deve diventare una tua pratica quotidiana di benessere, non un’eccezione.
- Rilassati anche se non ti senti “a terra”. Non aspettare di essere esausta per fermarti. Il riposo è prevenzione, non emergenza. Ti chiederesti mai se “stai davvero morendo di fame” per concederti un pasto? Allo stesso modo, concediti di riposare anche solo per preservare il tuo equilibrio.
- Non ti giustificare. Non devi spiegare agli altri perché oggi non rispondi subito, perché hai bisogno di tempo o perché ti prendi una mattinata per te. Ogni volta che ti giustifichi, rinforzi dentro di te (e negli altri) l’idea che il tuo bisogno non sia legittimo. Prendersi cura di sé non è egoismo. Quando ti rispetti, non stai togliendo nulla a nessuno. Stai semplicemente occupando il tuo spazio.
Hai visto quanto sono semplici, ma in realtà profondamente complesse, le prime 5 azioni che ti consiglio di integrare nella tua vita per tornare a imparare a riposare? Lavorando sul tuo mindset e sulla percezione che hai di te stessa potrai ridefinire le tue prorità, dando al tuo riposo e al tuo benessere lo spazio che meriti.
Allena il tuo corpo al rilassamento con le micropause
Oltre alla mente, anche il corpo ha bisogno di abituirsi a un nuovo stile di vita, più sano e consapevole. Per accompagnarlo e permettergli di ricoprire il rilassamento, puoi inserire delle piccole, semplici e ripetibili pratiche che gli permettano di capire che è al sicuro e che non deve essere sempre in allerta.
Ecco alcuni esempi di micropause rilassanti che puoi inserire nel tuo quotidiano:
- 5 respiri profondi prima di aprire una nuova mail o accendere il telefono;
- una pausa attiva ogni ora: ti alzi, ti sgranchisci, bevi un bicchiere d’acqua;
- una micro-pratica serale per “staccare” la mente, come ascoltare un brano che ami, scrivere due righe su come ti senti, o semplicemente stare in silenzio per un minuto.
Riposare non è un fallimento, non è tempo perso. Al contrario, il riposo è tempo guadagnato, cura, presenza.
Grazie per essere arrivata fino a qui e per aver scelto di iniziare a prenderti cura del tuo riposo. Prima di salutarti, voglio suggerirti di compiere un piccolo atto di amore verso una vita più fedele a chi sei davvero: scegli un momento, oggi, in cui concederti una pausa senza sensi di colpa. Un minuto. Cinque respiri. Un bicchiere d’acqua in silenzio. Non importa quanto tempo, ma con quanta presenza. Se ti va di raccontarmi la tua esperienza di benessere, mi trovi su Instagram, o puoi fissare una call gratuita per approfondire il tuo rapporto con il riposo e il benessere.

