Quando senti di dover reggere tutto: come liberarti dal sovraccarico mentale

È sempre la stessa storia: da anni sei tu che ti occupi di tutto.

Della casa, della gestione dei figli, della cucina, del lavoro. Tieni insieme appuntamenti, scadenze, esigenze degli altri, cose da ricordare e problemi da risolvere. Le incombenze familiari e lavorative poggiano in gran parte sulle tue spalle e la stanchezza, ormai, si è accumulata a tal punto che a volte non passa nemmeno quando finalmente riesci a riposare.

Vorresti delegare ma nella tua testa sembra quasi un’utopia, perché anche la delega, in fondo, è un’altra attività da coordinare e di cui essere responsabile.

Così il loop si alimenta e «Se non lo faccio io, chi lo fa?» diventa la domanda che forse ti sei ripetuta così tante volte da non accorgerti più di quanto sia diventata parte del tuo modo di vivere.

E quella pesantezza che pensi di aver relegato solo nella mente, inizia a manifestarsi anche nel corpo.

La stanchezza diventa persistente, gli acciacchi si accumulano, la tensione non se ne va e anche riposare può trasformarsi in qualcosa che devi prima meritarti.

Se anche tu ti senti così, forse non si tratta soltanto di avere troppe responsabilità ma di qualcosa di più profondo: di come, nel tempo, essere quella che c’è, che risolve, che tiene insieme e che non si tira mai indietro possa essere diventata parte della tua identità.

Quella che regge tutto non è più soltanto una cosa che fai, ma è diventato quella che sei ed è questo lo sguardo che attraverso cui ti guiderò in questo articolo.

Perché fai fatica a smettere di essere indispensabile?

Sentirti in dovere di essere “quella che regge tutto” potrebbe non essere un’abitudine recente.

Tutt’altro. Magari nessuno te lo ha mai detto esplicitamente, ma nel tempo, hai cominciato a capire che essere utile, disponibile e capace di farcela aveva un valore, che quando risolvevi un problema, qualcuno poteva contare su di te. E vedere la serenità degli altri ti faceva sentire importante, stimata, necessaria.

Così potresti aver imparato:

  • a non risparmiarti;
  • a donarti senza riserve;
  • ad anticipare prima che qualcuno chiedesse;
  • a organizzare prima che qualcosa andasse storto;
  • a dire «ci penso io» anche quando dentro di te avresti voluto che, per una volta, ci pensasse qualcun altro;
  • a rimandare il riposo, il desiderio, il tempo per te a un momento successivo, a quando tutto sarebbe stato sistemato.

Solo che quel momento, spesso, non arrivava mai. E tu, nel frattempo, sei diventata bravissima a occuparti di tutto. Forse così brava che ormai fai fatica a distinguere ciò che scegli da ciò che senti di dover fare.

Quando il sovraccarico mentale diventa parte della tua identità

Quanto di quello che oggi porti sulle tue spalle è davvero una tua responsabilità?

Quanto, invece, è diventato il modo in cui hai imparato a sentirti necessaria e di valore?

Senza accorgertene, nel tempo potresti aver reso la responsabilità verso gli altri più importante della responsabilità verso te stessa, rendendo il sovraccarico mentale parte della tua identità. E quando questo succede, anche fermarsi può sembrare sbagliato, perché potresti pensare di deludere qualcuno, di lasciare qualcosa incompiuto, di essere egoista.

Quando la stanchezza prende il sopravvento su corpo e mente

Così continui a reggere. Anche quando sei stanca. Anche quando il tuo corpo ti chiede di rallentare. Anche quando dentro di te cresce una rabbia che fatichi a gestire.

Questo avviene perché potresti aver associato, talvolta inconsapevolmente, l’essere amata, rispettata e riconosciuta al fatto di essere d’aiuto. E se, per anni, hai imparato a riconoscere il tuo valore soprattutto in ciò che fai per gli altri, una parte di te potrebbe non si sentirsi autorizzata a fermarsi.

Se ti riconosci in queste parole, ti invito a porti una domanda che può aprire uno spazio nuovo: uno spazio in cui iniziare a distinguere chi sei da tutto ciò che fai per gli altri.

Chi sono io, quando non sto reggendo tutto? 

Per capirlo, il punto di partenza è iniziare ad ascoltare i segnali che il tuo corpo e le tue emozioni ti stanno inviando, e che per anni hai fatto fatica ad ascoltare.

Perché mentre tu continui a occuparti di tutto, dentro di te potrebbe esserci una parte che da tempo sta chiedendo spazio.

Stanchezza, rabbia e senso di colpa: che cosa stanno cercando di dirti?

Il tuo corpo non parla per enigmi, ma cerca di manifestarsi a te con chiarezza, comunicandoti un disagio che forse, finora, non eri ancora pronta ad ascoltare.

Lo senti quando:

  • ti svegli già stanca, anche dopo aver dormito;
  • sei sempre contratta;
  • l’ansia torna a farsi sentire;
  • il tuo intestino perde la sua regolarità;
  • ti accorgi che non hai più desiderio di nulla, nemmeno delle cose che un tempo ti facevano stare bene.

Lo senti anche nella rabbia, quella che arriva quando ti rendi conto che, ancora una volta, sei tu a dover pensare a tutto.

Ed è proprio qui che vale la pena fermarsi un momento, per ascoltare che cosa sta succedendo dentro di te, mentre continui a essere quella che regge tutto, non perché ogni sintomo abbia una radice emotiva, ma per iniziare a considerare il tuo corpo, le tue emozioni e i tuoi bisogni come parte della tua vita, non come ostacoli da superare per tornare a fare tutto come prima.

Che cosa succede ai tuoi bisogni quando sei così abituata a occuparti di quelli degli altri da non riuscire più a riconoscere i tuoi?

Perché chiedere aiuto ti sembra così difficile?

Quando per tanto tempo sei stata quella che ce la fa, può diventare difficile riconoscere che non tutto ciò che riesci a fare è qualcosa che devi continuare a fare.

Puoi essere capace di occuparti della casa, dei figli, del lavoro e delle persone che ami. Puoi essere una professionista preparata, affidabile, presente. E allo stesso tempo puoi essere stanca, avere bisogno di aiuto e desiderare che qualcuno si occupi di te, senza dover prima arrivare al limite. Non c’è contraddizione.

Essere responsabile non significa dover essere responsabile di tutto.

Prenderti cura delle persone che ami non dovrebbe richiedere di smettere di prenderti cura di te: la questione non è diventare una donna che non regge più nulla, ma poter scegliere che cosa vuoi continuare a portare, che cosa puoi condividere e che cosa, invece, non deve più dipendere soltanto da te.

Il cambiamento inizia quando smetti di considerare normale dovercela fare sempre, a qualsiasi costo e inizi a chiederti se la vita che stai costruendo ti permette di essere anche quella che non deve sempre farcela.

Perché non devi smettere di essere una donna responsabile, presente e capace. Ma puoi smettere di pensare che il tuo valore dipenda da quanto riesci a fare per gli altri. E forse è proprio da qui che inizia il passaggio dalla sopravvivenza alla possibilità di vivere una vita che non ti chieda, ogni giorno, di tradire te stessa.

Vuoi muovere i primi passi per uscire dalla modalità sopravvivenza?
Accedi alla Challenge Gratuita! 

    Ciao, sono Silvia!

    Benvenuta ne “L’onda del benEssere“. Qui troverai contenuti e approfondimenti dedicati al coaching, ai trattamenti energetici, alla mindfulness e alla naturopatia.

    Lettera Selvaggia

    Hai compreso che vuoi vivere una vita che parli di te ma la paura del giudizio, dei cambiamenti o le credenze che hai su di te ti bloccano?
    Vorresti guardarti allo specchio, riconoscerti e credere in te, nei tuoi desideri e nella tua capacità di realizzarli?
    Vorresti avere alti livelli di energia e non lasciarti più sopraffare dalla stanchezza?
    Il corpo accusa lo stress cronico nella tua vita e la tua mente è insofferente? 

    Iscriviti a La Lettera Selvaggia, la newsletter de L’Onda del BenEssere che arriva ogni domenica nella tua casella di posta. Al suo interno troverai approfondimenti riguardanti il BenEssere di corpo ed Anima, contenuti per ispirarti e supportarti nel realizzare una vita allineata alla tua missione dell'anima, anteprime sugli eventi in programma a L’Onda del BenEssere, sugli articoli pubblicati nel blog.

    Iscrivendoti gratuitamente potrai scaricare il dono che ho preparato per te!

    La tua iscrizione non può essere convalidata.
    La tua iscrizione è avvenuta correttamente.
    Utilizziamo Brevo come piattaforma di marketing. Inviando questo modulo, accetti che i dati personali da te forniti vengano trasferiti a Brevo per il trattamento in conformità all'Informativa sulla privacy di Brevo.